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29 aprile 2012 7 29 /04 /aprile /2012 10:18

Quando si sente la parola propria Macbeth, immediatamente il nostro mortale pensiero corre ad un mondo di magìa e di streghe, un universo dal quale pensiamo di attingere nozioni per l' OLTRE, per quell' ALDILà del mistero e dalle diaboliche sembianze...

Il fascino che colpì Shakespeare, raggiunse anche Giuseppe Verdi che, forse, affascinato da tanto mistero, ci ha ricavato un' opera capolavoro, oggi sempre più compresa ed eseguita : Macbeth

Ascontandola, sempre di più scopriamo l'arte teatrale del grande "Cigno di Busseto", con un accavallarsi di melodìe tragiche, armonizzate da un pensiero musicale profondo ed ormai presago delle ombre successive, dei pentagrammi carichi di grande e bellissima notazione, sulla via del "capolavoro"

Un' analogia con Wagner, la si può trovare nel senso che, similmente al Tannhauser, anche Verdi, modificò l'originale versione del 1847 data alla Pergola di Firenze con quella rappresentata a Parigi nel 1865

Con quest' opera, il nome del compositore di Roncole, a parer mio, segna l'entrata nell'Olimpo della musica lirica, per non uscirne più, come giustamente tutto il "Peppino" shakespeariano, per culminare con l'Otello

Forse non tutti sono a conoscenza che quest' opera ebbe come titolo, al teatro alla Pergola di Firenze, come Sivardo il Sassone


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Dalla collezione musica e spartiti Carlo Lamberti


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